Les 2 Moulins

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Il Governo e la difesa della vita (o della razza?)

Il Governo della Vita, quello che sta facendo di tutto per bloccare l'interruzione dell'alimentazione assistita ad una povera donna in stato vegetativo permanente da 17 anni, è riuscito a creare le condizioni perché decine di migliaia (se non centinaia di migliaia) di persone rischino la loro vita solo perché non gradite.
Con il decreto sicurezza, approvato oggi, i medici possono denunciare eventuali immigrati clandestini che si presentino per ricevere cure, di qualsiasi tipo. E' ovvio che questa disposizione si traduce, nella pratica, in una negazione del diritto di essere curati: nessun clandestino si presenterà più di sua spontanea volontà in un nostro pronto soccorso, indipendentemente dalla gravità delle sue ferite o della malattia. Già soltanto il pericolo di epidemie dovrebbe farci riflettere sui possibili effetti boomerang, potenzialmente catastrofici.
Ma non è questo il punto a cui voglio arrivare. Quante donne clandestine ci saranno in Italia? E quante di queste si troveranno a dover partorire, mediamente, in un anno?
Molti di questi parti, per effetto di questa nuova legge, saranno privati della legittima assistenza medica. Quante di queste madri moriranno per delle banali complicazioni? Quanti bambini moriranno per le inadeguate condizioni igieniche nelle quali si troveranno a nascere?
Questo è il governo della difesa della vita, dal concepimento alla morte naturale.
Si, solo quella dei bianchi però.

 
 

Uao! Questo libro mi ha proprio pinzato.

Quando si parla di numeri, si crea spesso un alone di mistero e si scatena quasi un timore reverenziale nei confronti di chi osa parlarne, anche se qui, i numeri, c'entrano ben poco.
La solitudine a cui si accenna nel titolo è quella dei due numeri primi Alice e Mattia, la cui vicenda si svolge nell'arco di vent'anni circa (dal 1983 al 2007.) Lei bambina fragile tormentata dai disordini alimentari, lui genio solitario e maledetto, quasi un James Dean della matematica, che porta con sé il peso della colpa per la scomparsa di Michela, sua gemella disabile. Alice e Mattia diverranno amici senza mai intrecciare una vera relazione amorosa, motivo per cui vengono paragonati ai numeri primi gemelli: così vicini e simili eppure destinati a non legare mai davvero le loro vite.
La trama, seppur apprezzabile, contiene troppe tragedie per poter essere presa sul serio; inoltre le numerose stranezze di cui è pieno il libro tolgono credibilità e fanno pensare che l'autore abbia visto un po' troppi film americani. Ne sono un esempio il passo in cui Alice ricorda quando, da piccola, faceva l'angelo sulla neve fresca (pratica prettamente d'oltreoceano) in compagnia del padre, e la scelta di una tata-colf di origini latine che presta servizio dai facoltosi Della Rocca. Le tate sudamericane sono credibili in America, dove il flusso migratorio dal Messico è costante, ma non in Italia e per di più durante gli anni novanta, periodo in cui cominciavano a malapena ad arrivare i primi immigrati, per altro provenienti dall'Africa o al massimo dall'Oriente, non certo dall'America Latina. Pura fantascienza sono inoltre i laboratori di biologia in una Scuola Superiore italiana, che nel libro sarebbero addirittura dotati di microscopi nel lontano 1991.
Altra pecca evidente è il lessico scarso e limitato: la massima - e unica - esclamazione di sorpresa è "uao" (non è un errore, usa proprio "uao" e non "wow", la forma corretta) e il verbo pinzato viene usato più volte a sproposito, per descrivere qualsiasi azione, un po' come facevano i Puffi con il verbo puffare.
Non va meglio con lo sviluppo delle trame secondarie, che vengono imbastite e poi abbandonate al loro destino, senza aver rilevanza in quella principale. E' il caso di Dennis, l'amico omosessuale del protagonista, la cui storia non trova alcuna ragion d'essere se non quella di fare da riempitivo. Dennis appare a fianco del Mattia adolescente per poi eclissarsi d'improvviso senza infamia e senza lode e - sopratutto - senza aggiungere niente alla trama principale. Dalla sua presentazione e dalle pagine che gli sono dedicate, ci si aspetterebbe che questo personaggio rivertisse un ruolo chiave nella vicenda, cosa che invece non accade: sembra quasi che l'autore l'abbia inserito con l'intenzione di dargli un ruolo di rilievo per poi dimenticarsi quale fosse durante la narrazione.
Quando mi è capitato sottomano questo libro - vincitore del Premio Strega - ho sperato che non fosse ciò che sembrava. Invece si è rivelato essere proprio quel che temevo: un altro dei librucoli di casa nostra. Peccato.

 
 

Revisionismo a Go-Go


A Trieste sta per essere intitolata una via a Mario Granbassi. Sì, proprio il nonno di Margherita Granbassi, schermitrice. Ma stavolta la campionessa Olimpica non c'entra affatto.

Mario Granbassi è morto in Spagna nel 1939, mentre combatteva a fianco delle truppe fasciste di Francisco Franco e contro la repubblica democratica
Si arruolò quindi nelle truppe del CTV (Corpo Truppe Volontarie), sigla inventata da Mussolini per proteggersi sul piano diplomatico. Infatti l'Italia fascista aderisce al Patto di Non Intervento (sorto su proposta di Gran Bretagna e Francia) che dovrebbe impedire la partecipazione di altri Stati alla guerra civile in Spagna.

Il vicesindaco di AN Paris Lippi ribadisce che si vuole ricordare Mario Granbassi solo come giornalista.

Annunciati i nomi delle prossime nuove vie di Trieste:
  • via Benito Mussolini, come giornalista dell'Avanti;
  • via Adolf Hitler, per le sue opere pittoriche;
  • via Vladimir Lenin, per la sua carriera di avvocato;
  • via Augusto Pinochet, come professore dell'Accademia di Guerra.

Fonte il Piccolo, qua e qua.

 
 

Ma che scherziamo?

Per la sedicente specialista delle malattie infettive di RadioMaria, il riconoscimento e l'accettazione sociale dell'omosessualità favorirebbe il dilagare dell'AIDS. Ed il divieto cattolico ad usare il preservativo?




PS: Per questo video è stato censurato il canale YouTube di razionalismo.wordpress.com.

 
 

Signoraggio: la bufala 2

Mi sono reso conto che il mio ultimo post sul signoraggio è un po' ingarbugliato e di difficile comprensione a causa del linguaggio usato nelle citazioni, forse un po' troppo tecnico.
Per l'ultima volta, in modo definitivo e, spero, chiaro, voglio smentire la bufala che il signoraggio consiste nel guadagno ottenuto come differenza tra costi di produzione/distribuzione e valore nominale della banconota.

I signoraggisti affermano che:

  1. La Banca Centrale presta le banconote allo Stato.
  2. La Banca Centrale è una S.p.A., quindi tutto l'incasso è una perdita per lo Stato.
Come già visto nel mio post precedente queste premesse sono, come minimo, imprecise, se non errate:
Il capitale della BCE è composto esclusivamente da denaro proveniente dalle Banche Centrali dei Paesi Europei e la Banca d'Italia è un Istituto di Diritto Pubblico (quindi non S.p.A.), inoltre le banconote vengono investite in Titoli di Debito Pubblico quindi il tasso di interesse è molto più basso rispetto ad un prestito.

Ma, anche supponendo corrette le premesse usate dai signoraggisti, essi arrivano comunque ad una conclusione errata perché è la stessa logica col la quale viene portato avanti il ragionamento ad essere sbagliata (non so se per ignoranza o per dolo). Vediamo perché:

Per semplificare i conti, assumiamo che stampare e distribuire denaro non costi niente alla Banca (che quindi guadagna ancora di più).

Passo 1: Lo Stato chiede alla Banca 100€. La Banca li stampa e li presta allo Stato con un tasso d'interesse annuo del 10% (molto alto).
Entrate per lo Stato: 100€ (i prestiti vanno nelle entrate, è la legge)
Netto per lo Stato: +100€
Uscite per la Banca: 0€ (abbiamo detto che stampare non costa niente)

Passo 2: Lo Stato investe il denaro. Come? In opere pubbliche (strade, ferrovie), In stipendi per i dipendenti pubblici, etc... (è in questo modo che la cartamoneta entra in circolazione)
Ipotizziamo che lo Stato investa tutto il prestito:
Uscite per lo Stato: 100€
Netto per lo Stato: 0€

Passo 3: Come guadagna lo Stato? Con le tasse e le imposte indirette, naturale ritorno dell'investimento in servizi.
Molti Stati Europei hanno un bilancio in attivo, ovvero entrano più soldi in tasse di quanto vengano spesi in servizi. In Italia no. Sia perché è un paese di delinquenti (chi evade un pagamento, pur usufruendo dei servizi legati a tale pagamento, non è che un ladro) sia per gli enormi sprechi della politica e dell'amministrazione.
Il famoso "pareggio di bilancio", che Tremonti spera di ottenere presto non è altro che questo: fare in modo che gli investimenti in servizi siano almeno uguali al ritorno in tasse.
Nel nostro esempio, facciamo finta che tutti paghino le tasse:
Entrate per lo Stato: 150€ (guadagnando ad esempio 50€, ma è ininfluente l'ammontare)
Netto per lo Stato: +150€

Passo 4: Sono passati 2 anni e lo Stato restituisce la Banconota da 100€ alla Banca, che la distrugge:
Uscite per lo Stato: 120€ (la banconota da 100€ più l'interesse del 10% per 2 anni)
Netto per lo Stato: +30€ [1]
Entrate per la Banca: 20€ [2]
Netto per la Banca: +20€

Quindi l'utile della Banca è pari all'interesse dell'investimento, c.v.d.
Eh, si! Perché la Banca con le 100€ non può farci proprio niente visto che è stata lei stessa a stamparle. Quella banconota non vale niente una volta uscita dalla circolazione, perché è carta! Quindi la distrugge, perché essendo vecchia ed usurata conviene stampare una banconota nuova, piuttosto che reintrodurre in circolazione questa.
Esattamente come un assegno: quando due clienti di una stessa banca si scambiano un assegno, la banca non guadagna l'importo dell'assegno quando lo incassa; a differenza del caso in cui i due siano clienti di banche differenti. Ecco: gli euro non sono altro che assegni tutti della stessa Banca e, prima o poi, devono tornare alla Banca che li ha emessi (la BCE).

Infine, smontando anche le premesse dei signoraggisti le uniche differenze sono:
  1. Se la Banca investe la carta stampata in Titoli di Debito Pubblico piuttosto che prestarli allo Stato, l'interesse è molto più basso, quindi il guadagno è minore.
  2. La Banca, non essendo privata, trasforma l'interesse guadagnato (depurato delle spese di gestione), in entrate per lo Stato stesso, come testimoniato su quella pagina della Banca del Canada da cui ho preso anche la citazione nel post precedente (purtroppo non sono riuscito a trovare una testimonianza simile per la Banca d'Italia o la BCE)
Se ancora non fossi stato abbastanza chiaro o se desiderate maggiori chiarimenti, potete venire a discuterene sul forum di Webarchia, da dove è partito il mio interesse per l'argomento.

[1]: L'utile netto dello Stato, ovviamente, dipende da molti più fattori e può essere anche zero (pareggio di bilancio) o negativo (aumento del debito), ma nel nostro esempio non è importante.
[2]: Se per la Banca quelle 100€ fossero un guadagno, perché perder tempo a prestarle allo Stato? Avrebbe potuto stamparne a centinaia di milioni e spenderle per comprare oro, diamanti, un yacht per l'amministratore delegato, un lecca lecca al figlio dell'amministratore delegato, etc... ottenendo comunque l'inserimento in circolazione delle banconote. Sta qui l'assurdità e l'illogicità intrinseca di chi sostiene il complotto ai danni della Sovranità Monetaria, la Bufala. Sfido chiunque a dimostrare il contrario.