Les 2 Moulins

IconIl Bistrot delle Idee

Il Papa alla Sapienza 2


E' stato tutto inutile, come volevasi dimostrare. Il Papa non era presente all'inaugurazione ma il suo discorso è stato comunque letto. Il rettore dell'Università La Sapienza di Roma dovrebbe vergognarsi.
Tutti dire: "Avete imbavagliato il Papa", "E' a rischio la libertà di parola, come se il Papa non avesse modo di esprimere le sue idee o di farle sapere al mondo intero.
La libertà di parola è uno dei diritti fondamentali dell'uomo ed è un diritto che va difeso, ma i potenti ce l'hanno sempre avuto! E' il popolo che se lo è guadagnato con la lotta ed il sangue ed i Papi sono sempre stati in prima fila quando c'era da ammazzare qualcuno che diceva la sua.

E nessuno che si eleva dal coro a dire: "Il Papa è nudo!"

 
 

Il Papa alla Sapienza

Quando il potere temporale di Imperatori e Re era sottoposto al potere spirituale dei Papi, il reciproco riconoscimento di ruoli avveniva al momento dell'incoronazione, quando doveva essere il Papa a porre la corona sulla testa del futuro Sovrano.

Papa Ratzinger, volendo partecipare alla cerimonia ufficiale dell'inaugurazione dell'anno accademico 2007-08 della Sapienza di Roma, vorrebbe venisse riconosciuto un primato della religione (la sua) sulla cultura e la scienza.

Per fortuna, così come Napoleone al momento dell'incoronazione tolse la corona dalle mani del Papa e si incoronò da solo, la Sapienza è insorta ed ha aperto uno squarcio di laicità in questa Italia profondamente clericale.
Così il Papa sarà libero di tenere quante lezioni vorrà alla Sapienza, come almeno due dei sui predecessori hanno già fatto, ma come ogni lezione universitaria, con tanto di domande degli studenti e non ex cathedra durante una cerimonia.

Pertanto esprimo tutta la mia solidarietà ai 67 docenti firmatari della petizione, tra i quali alcuni dei maggiori fisici italiani.
Penso che ne avranno bisogno perché, forse, non è ancora finita.

 
 

Persepolis

Questo bel fumetto mi è capitato tra le mani un paio di anni fa durante una delle mie tante escursioni in libreria: la sua grafica semplice ed essenziale, in bianco e nero ma molto espressiva, mi colpirono subito.
La scelta del titolo è indicativa: come Persepolis era l'antica capitale dell'Impero Persiano, costruita da Ciro II intorno al 560 A.C. di cui oggi rimangono solo rovine a celebrazione dell'antico splendore del regno, così dell'antica libertà e del progressismo che erano presenti in Iran prima della Rivoluzione, oggi non rimangono che rovine.
Persepolis è la storia di Marjane Satrapi (l'autrice e disegnatrice) : nella prima parte vediamo i mutamenti politici dell'Iran, dalla Rivoluzione alla guerra Iran-Iraq, con gli occhi di Marjane bambina, mentre nella seconda la Satrapi narra della sua vita a Parigi, dove i genitori preoccupati per la difficile situazione in cui si trova il Paese - soprattutto per le donne - la inducono a trasferirsi.
La visione dall'interno di un Paese come l'Iran (di cui noi occidentali sappiamo ben poco sul piano culturale) e, per contro, la visione dall'esterno di noi occidentali è uno dei maggiori meriti di questo romanzo a fumetti raccontato sempre con ironia e sincerità anche nei passaggi più dolorosi per la sua autrice.
Da questa storia e con lo stesso titolo è stato anche tratto un lungometraggio animato - disegnato dalla stessa Satrapi e da Vincent Paronnaud - che ha vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes 2007 e di cui è prevista l'uscita nelle sale italiane il 22 febbraio 2008: dal trailer sembra proprio che il film sia all'altezza della sua versione su carta. Non perdetelo.

 
 

La Chiesa antievoluzionista

Francesco D’Alpa. La Chiesa antievoluzionista. Catania, Laiko.it Editore 2007, pp. 95, € 6,00, ISBN-13 9788895357027

Ordina online: Ordina questo libro su Laiko.it
È quasi sconcertante notare come una qualsiasi “apertura” della Chiesa venga prontamente celebrata, soprattutto dai mass media, come segno di progresso e di adeguamento al corso dei tempi, ignorando sistematicamente il fatto che ciò avviene contraddicendo in maniera palese una struttura dogmatico-ideologica proclamata come intoccabile fino a qualche secondo prima (ma considerandola nientemeno che la “verità” per antonomasia) e molto spesso con parecchio ritardo, più che altro sulla spinta dell’avanzamento delle conoscenze scientifiche raggiunte proprio in opposizione alla verità di fede e al suo “metodo”.

Questo sintetico ma corposo e suggestivo saggio – che spazia in maniera còlta tra testi sacri, atti vaticani, apologetica, esegesi e catechismo – illustra il tortuoso percorso attraverso il quale la Chiesa ha apparentemente aperto alla concezione evoluzionistica, da una parte rigettando di fatto il principio di “inerranza” assoluta della Bibbia sulla quale ha basato per almeno un millennio la sua autorità; dall’altra, in nome di interpretazioni allegoriche spesso di comodo o estremamente forzate, inaugurando quella che l’autore in maniera azzeccata chiama «teologia tampone» – che in realtà è quella stessa attitudine relativista imputata alla scienza e alla miscredenza. Tant’è che D’Alpa si chiede: «Se infatti la tradizione magisteriale può parimenti convalidare conclusioni radicalmente opposte su argomentazioni così vicine al cuore del cattolicesimo, come si può credere che la dottrina si fondi su una “verità” assoluta?».

La recenzione di Valentino Salvatore continua sul sito.

 
 

Dio è Morto

Non è certo una novità, ma Dio è morto.
La maggior parte delle persone, in realtà, non se ne è ancora accorta ma Dio è morto anche per loro: non è un fenomeno che interessa solo gli atei miscredenti.

Ma cosa vuol dire che Dio è morto?
Forse non sono in molti a chiederselo perché è una frase fin troppo inflazionata con un significato che sembra evidente ma che sfugge ai più; infatti:

"Dio è morto" non è inteso letteralmente, come in "Dio è ora fisicamente morto", piuttosto è la maniera di Nietzsche di dire che l'idea di Dio non è più fonte di alcun codice morale o teleologico.
[cit. wikipedia]
La spiegazione più chiara e concisa che abbia mai sentito a riguardo è firmata Umberto Galimberti, che si può esporre così:
Prendendo in cosiderazione il Medioevo non si può prescindere dall'idea di Dio per capirne l'arte, da Michelangelo a Dante, la filosofia, da Sant'Agostino a Cartesio, la politica dei Re e dei Papi e persino la vita sociale dei più umili: se togliessimo Dio, il concetto di Dio, niente avrebbe più senso. Oggi invece Dio non serve più a spiegare l'arte, non serve a spiegare né la filosofia, né la politica, né nient'altro mentre non possiamo fare a meno della Tecnica, della Scienza e dell'Economia.

Ogni tanto e sempre più spesso, qualcuno tenta di ricacciare l'idea di Dio nel nostro mondo ed a forza di spingere, sfruttando la potenza politica che le religioni ancora detengono (immeritatamente), qualcosa ottengono. Ma vorrei ricordare a questi individui, che Dio non è ancora morto in tutto il mondo: se vogliono possono ancora vedere con i loro occhi come si presenta un mondo nel quale Dio è vivo e vegeto andando in Iraq, in Afghanistan, in Pakistan et al.